lunedì, Aprile 21, 2025
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DSA: un aiuto a scuola e nello sport grazie all’intelligenza artificiale

Grazie all'intelligenza artificiale è possibile intercettare in anticipo chi è DSA a scuola e formare istruttori sportivi con il primo progetto SASLED

Cresce in Italia il numero di persone con DSA. Oggi si stima che siano quasi tre milioni. Questo significa che il 5,4% degli studenti dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado ha un disturbo specifico dell’apprendimento certificato. Numeri da epidemia, ma epidemia non è. Infatti, se oggi gli studenti DSA sono in aumento è perché c’è molta più consapevolezza nelle famiglie e nella scuola e dunque queste neuro divergenze vengono diagnosticate in modo più capillare  e con maggiore attenzione.

Diagnosi di DSA più precoci grazie all’intelligenza artificiale

Molto è stato fatto con la legge 170 dell’8 ottobre 2010 per dare dignità a chi ha disturbi specifici dell’apprendimento, ma ancora molto deve essere fatto. Un segnale importante arriva dalla tecnologia. Infatti grazie all’intelligenza artificiale oggi è possibile riconoscere chi è DSA in anticipo. Come? Con il progetto “In tempo” della cooperativa Anastasis, ed ha trovato la sua prima applicazione a titolo sperimentale in alcune scuole primarie del Friuli-Venezia Giulia.

Il metodo scientifico di Giacomo Stella

Secondo le statistiche oggi circa il 20 percento degli alunni nel biennio della scuola primaria manifesta difficoltà nelle abilità di base. Questo significa che un bambino su quattro è incline a evidenziare difficoltà di scrittura, lettura, o calcolo. Riconoscere chi tra questi bambini ha un deficit passeggero e chi invece ha disturbi specifici dell’apprendimento è la scommessa fatta dalla cooperativa Anastasis.  Un obiettivo raggiunto con il metodo scientifico di Giacomo Stella, neuropsicologo luminare in tema di disturbi specifici dell’apprendimento.

Come funziona il progetto per scoprire in anticipo chi è DSA

«Il primo passaggio del programma prevede la formazione del personale docente. Segue un  test per evidenziare le possibili  lacune nella scrittura, nella lettura o nel calcolo – spiega Sonia Servino tecnico dell’apprendimento e filosofa, Presidente dell’associazione Le stelle sulla terra affiliata alla cooperativa Anastasis -. Una volta definiti i livelli di difficoltà, nei bambini che lo necessitano si attua un percorso di potenziamento mirato. A seguire un secondo test dirà chi davvero è DSA».

In Friuli-Venezia Giulia i primi risultati

La metodologia studiata dalla cooperativa Anastasis è stata applicata in via sperimentale in alcune scuole del Friuli-Venezia Giulia.  Grazie alla lungimiranza dei docenti dell’Istituto Comprensivo Roiano-Gretta, della Regione, dell’ufficio scolastico regionale e dell’IRCCS Burlo Garofalo,  nel primo anno scolastico è stato indirizzato al percorso di potenziamento il 22,4 per cento di alunni.  Nel secondo anno la percentuale è salita al 28,7 percento. Lo studio ha fatto emergere che, tra il primo e il secondo anno, le valutazioni di molti bambini sono differenti e questo evidenzia ancora di più la necessità di fare un’attenta analisi degli alunni prima di inviare gli stessi ad un percorso neurologico per DSA.

Il Kit per riconoscere chi è DSA

Anastasis realizza due tipologie di kit: “in tempo scuola” e “In tempo pro”. Il kit comprende la diagnostica iniziale, il potenziamento per chi ne ha bisogno e la valutazione successiva.  «Tutto viene fatto in modo scientifico.  – aggiunge Sonia Servino che sta ora estendendo il progetto in Lombardia in alcuni istituti  dell’area metropolitana di Milano -.  Con “In tempo scuola” viene fatta un’analisi a tappeto nella scuola primaria che aderisce al progetto. Il costo del kit (escluso il professionista) è di 800 euro per 100 bambini. L’investimento in questo caso può essere fatto anche  insieme  alle istituzioni. È quanto accade ad esempio per il comune di Robecco (Mi)».

Il 50 percento degli alunni necessita solo di un potenziamento

«Su cento bambini si prevede una percentuale di potenziamento da riservare circa a 50 alunni che seguiranno un programma di due o tre mesi con lo specialista a domicilio, oppure  a distanza con la telemedicina. Al termine della seconda valutazione il programma sarà in grado di dire se il gap è recuperato oppure se il bambino deve essere sottoposto alla valutazione in neuropsichiatria infantile».

I vantaggi di un’indagine precoce per DSA

Una indagine a tappeto su tutti i bambini di scuola primaria consentirebbe di comprendere chi ha lacune colmabili con esercizi e chi invece deve essere indirizzato ad un centro di neuropsichiatria per essere certificato DSA. «In questo modo si possono abbattere le liste d’attesa per visite neurologiche e i costi della Sanità – spiega Servino -. Infatti, solo chi, dopo due test e il potenziamento mirato, risulterà avere ancora dei deficit sarà sottoposto a test neurologico presso una struttura sanitaria e certificato come DSA».  A questo proposito l’indagine condotta in Friuli-Venezia Giulia ha  fatto emergere che un numero di sessioni di potenziamento comprese tra 20 e 27, fatte in 4 o 5 mesi, ha permesso di inviare al servizio di neuropsichiatria infantile un numero mirato di bambini della scuola primaria.

SASLED: con l’AI si formano istruttori sportivi per giovani con DSA

Oltre la scuola, i disturbi specifici dell’apprendimento possono avere ricadute anche nella vita quotidiana, creando al ragazzo DSA ripercussioni nella socialità e nello sport.  Un tema questo in passato mai preso in esame, ma che, grazie alla sensibilità dell’associazione italiana dislessia (AID) oggi è formazione per tecnici e istruttori con il progetto Erasmus+ sport “SASLED (“Sports activities for people with specific learning disorders”). Un progetto europeo che ha visto la partecipazione come capofila dell’ASD Running Matera e AID, e altri cinque partner: ASD Sport Club Basilicata, Asociata Bucuresti Pentru Copii Dislexici (Romania), Dyslexia Association of Ireland (Irlanda), European Dyslexia Association (Belgio), UCAM Universidad Católica de Murcia (Spagna).

Una piattaforma e learning per formare operatori sportivi

L’associazione italiana dislessia ha sviluppato una piattaforma e learning per formare e sensibilizzare educatori, insegnanti, istruttori e volontari sportivi su queste neuro divergenze  al fine di rendere le attività sportive più funzionali a chi è DSA. Si tratta di un percorso on line asincrono con video lezioni e materiale di approfondimento e di linee guida  per migliorare con l’esercizio fisico le capacità cognitive come attenzione, concentrazione, pianificazione, memoria di lavoro e autocontrollo.

Primo progetto europeo per sportivi DSA

L’obiettivo è formare personale qualificato in grado di stimolare i giovani con DSA alla pratica sportiva in un ambiente inclusivo e rispettoso delle difficoltà specifiche. «Con questi due strumenti puntiamo a formare operatori sportivi capaci di mettere ogni ragazzo nelle condizioni migliori per svolgere attività sportiva con successo – spiega Emanuele Vizziello, project manager di ASD running Matera, capofila del progetto -. La formazione è il modo migliore per incentivare la partecipazione di ragazzi e ragazze con DSA alle attività sportive. Si tratta del primo progetto europeo di questo genere, frutto di una sinergia tra organizzazioni che si occupano di disturbi specifici dell’apprendimento».

 

Federica Bosco
Federica Bosco
Direttore Responsabile di QuotidianodellaSalute.it. Giornalista professionista, con una lunga esperienza nella comunicazione scientifica, sanitaria e nel sociale. “Parlare è un bisogno, ascoltare un’arte” diceva Goethe e forte di questo pensiero a poco più di 20 anni durante gli studi universitari ho iniziato a maturare esperienza in alcune trasmissioni televisive per raccontare lo sport, andando a cercare storie di promesse e futuri campioni. Completati gli studi al master di giornalismo e pubbliche relazioni di Torino, ho iniziato a collaborare con il quotidiano “Stampa Sera”, per diventare qualche anno più tardi inviata per la testata giornalistica Video News, del gruppo Fininvest. Dal 1998 mi occupo di giornalismo di inchiesta. Tra il 2013 ed il 2015 ho condotto una trasmissione televisiva per Media system dedicata al terzo settore per poi virare nella comunicazione sanitaria e scientifica. Amo le sfide e per questo in trent’anni di carriera non mi sono mai fermata. Ho cercato sempre nuove avventure: televisive, radiofoniche, su carta stampata e, negli ultimi dieci anni sul digitale. Nel frattempo, ho pubblicato tre libri inchiesta: La Bambina di Bogotà (2015) tradotto anche in inglese, Sbirri Maledetti eroi (2019) tradotto in francese, tedesco e inglese e RaccontaMI (2021). Apprezzo la gentilezza e la sensibilità, valori che provo a trasmettere anche nel mio lavoro. Professionalità, precisione e rigore sono caratteristiche che mi contraddistinguono. Ho scritto un romanzo su una storia di adozione internazionale perché credo che l’amore non abbia confini... e i bambini siano il bene più prezioso della vita. Amo i miei figli. Adoro viaggiare e scoprire volti e storie da raccontare. Ho fatto atletica per dieci anni a livello agonistico, amo lo sprint, la competizione e il gioco di squadra tre valori che mi ha trasmesso lo sport e che ho fatto miei. Vorrei riuscire a guidare una squadra vincente in grado di scalare una montagna e una volta arrivata in cima capace di pensare di essere solo a metà del percorso.
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